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Addio alla pubblicità in ambito sanitario?

è legge il divieto di pubblicità in ambito sanitario

Mala tempora currunt per coloro che si occupano di comunicazione in ambito sanitario?

La Legge di Bilancio 2019 recentemente approvata infatti, recependo la proposta della Senatrice Rossana Boldi (Lega), vieta la pubblicità commerciale in ambito sanitario.

Premetto che quella che segue è una mia analisi personale – come laureato in giurisprudenza e professionista in ambito di comunicazione sanitaria – ma è pur sempre parziale e non costituisce una lettura ufficiale.

IL TESTO DELLA DISPOSIZIONE

La disposizione in questione è contenuta nel comma 525 della legge che stabilisce quanto segue:

525. Le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie di cui al capo II della legge 11 gennaio 2018, n. 3, in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività, comprese le società di cui all’articolo 1, comma 153, della legge 4 agosto 2017, n. 124, possono contenere unicamente le informazioni di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari, escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo, nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignità della persona e del suo diritto a una corretta informazione sanitaria.

Esaminiamola insieme.

CHI RIGUARDA LA DISPOSIZIONE?

“Le comunicazioni informative da parte delle strutture sanitarie private di cura e degli iscritti agli albi degli Ordini delle professioni sanitarie […] in qualsiasi forma giuridica svolgano la loro attività”

Il comma 252 richiama esplicitamente le strutture sanitarie private (cliniche, centri medici, case di riposo, studi sanitari associati) e gli iscritti ad albi e Ordini delle professioni sanitarie (odontoiatri, psicologi, medici specialisti e generici ecc), senza distinzioni per quanto riguarda la forma giuridica con cui svolgono la propria attività.

QUALI INFORMAZIONI È CONSENTITO COMUNICARE?

La disposizione limita l’oggetto della comunicazione ad un numero chiuso di informazioni.

“…possono contenere unicamente le informazioni […] funzionali a garantire la sicurezza dei trattamenti sanitari”

Le informazioni di cui è consentita la comunicazione (quelle contenute nell’ articolo 2, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248) sono esclusivamente quelle che riguardano:

  • i titoli e le specializzazioni professionali;
  • le caratteristiche del servizio offerto;
  • il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni, secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall’ordine.

QUALI SONO LE INFORMAZIONI PROIBITE?

“…escluso qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo”.

Sono dunque proibite tutte quelle informazioni che non rientrano in quelle riportate sopra. La legge vieta esplicitamente qualsiasi elemento di carattere promozionale o suggestivo: la pubblicità commerciale in ambito sanitario non sarà dunque più possibile.

COME CAMBIA LA COMUNICAZIONE IN AMBITO SANITARIO

Giusta o sbagliata, la disposizione sembra fare il paio con la visione che storicamente gli italiani hanno della Sanità: un servizio che è prevalentemente pubblico e mal si concilia con le logiche di mercato.

A mio parere questo non implica che non sia più possibile fare comunicazione in ambito sanitario: contenuti divulgativi chiari e utili per i pazienti continueranno a rivestire un ruolo fondamentale nel costruire l’autorevolezza di un professionista o azienda sanitaria.

Certo, non sarà probabilmente più possibile basare la propria strategia di marketing sulla guerra dei prezzi e degli sconti, e bisognerà stare molto attenti a come si impiegano le call to action – che sono suggestive per natura.

Resta da vedere come influirà tutto ciò sull’utilizzo dei social media, che ormai sono parte integrante della comunicazione anche in questo settore.

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