SaluteMarketing

Il fallimento come dato

healthcare marketing - il fallimento come dato dell'esperienza

Sbagliando si impara.

Da piccolo l’avrò sentito ripetere così tante volte che nella mia testa ha perso il suo significato originario, è rimasto appeso come un vecchio quadro che sai che c’è, sai benissimo cosa rappresenta, ma di cui hai perso il significato profondo.

Ho riscoperto questo adagio ultimamente, quando mi sono confrontato più da vicino con il valore del fallimento all’interno di un processo di marketing e di comunicazione.

Nel 2018 non sembra esserci più spazio per l’errore, tutto deve funzionare alla perfezione subito, meglio se anche un po’ prima. Questa mentalità porta spesso a conseguenze controproducenti:

  • innanzitutto, per l’ansia di fallire si commetteranno più errori, ma non si avrà la lucidità necessaria ad apprezzarli;
  • in secondo luogo questa stessa paura potrebbe portare paradossalmente alla totale immobilità – e immobilità e refrattarietà al cambiamento in un epoca del genere sono sinonimi di estinzione.il fallimento nel processo di marketing

Ma chi loda l’efficienza non può disprezzare l’errore, perché l’efficienza è un traguardo posto alla fine di un processo di cui il fallimento è condizione imprescindibile.

Lo sa bene (o dovrebbe saperlo) chi ha a che fare con il marketing e la comunicazione digitale: essi hanno a che fare necessariamente con il fallimento.

Per chi si occupa di marketing fallimento non è sinonimo – se mai lo è stato – di sconfitta: è semplicemente un modo, più o meno costoso, di reperire delle informazioni. Talvolta l’unico.

Alla fine di ciascun processo infatti, grazie ai fallimenti saprai così bene cosa non fare che quello che invece va fatto apparirà naturale, semplice e probabilmente più facile del previsto.

Per chi si occupa di marketing e comunicazione il fallimento è qualcosa di prezioso, che non va messo da parte ma al centro del processo.

E visto che il fallimento dà accesso alla conoscenza, e ciascuno restringe il campo conducendo via via all’efficienza di un processo, fare più tentativi insieme porterà a un maggior numero di errori, ma anche a un maggior numero di ipotesi scartate, e quindi più vicini al traguardo.

Il digitale ci dà proprio questa possibilità: quella di testare la nostra comunicazione su segmenti di uno stesso pubblico, facendo via via variazioni piccole o significative, per arrivare infine a delineare un modello vincente – salvo rimetterlo in discussione quando i presupposti che ne hanno determinato la vittoria saranno cambiati.

Il digitale è il luna-park del fallimento. Tutte le piattaforme ormai consentono – di per se stesse o attraverso integrazioni esterne – di testare versioni differenti di uno stesso oggetto con pochi click: una landing page, un annuncio pubblicitario, un video.

Se impariamo a guardarlo come un semplice dato dell’esperienza, che porta maggiori informazioni per la soluzione della nostra equazione, il fallimento farà meno paura.

E forse riusciremo anche ad apprezzarlo.

 

Spread the love

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *